Archivi categoria: Pensieri… Parole…

A volte non capisco come mai…

A volte non capisco come mai esistano adulti che si rifiutano già a priori di leggere libri per l’infanzia.

Come se si trattassero di letture legate ad un tempo che non ha lasciato tracce vive e attive dentro di noi. Eppure un pezzo del bambino che siamo stati è ancora rannicchiato nella nostra pancia e magari anche nel cuore e, mantenerlo vivo, almeno qualche volta nella vita, può rappresentare un’occasione di viaggio piacevole.

E’ sempre gratificante per me constatare, e soprattutto nella produzione letteraria odierna, come qualsiasi tematica possa essere affrontata nei testi per l’infanzia.

Certo, lo scrittore deve tener conto dell’età del lettore e modulare il racconto con giusto criterio.

Altro punto a favore delle pubblicazioni per bambini, e non da meno rispetto al testo scritto, sono le illustrazioni, grandi espressioni artistiche in grado di trasformarsi in validi strumenti di crescita.

Rimango sempre affascinata dalle immagini che invitano alla lettura, dialogano con le parole senza soffocarle.

In merito a questo discorso, cosa dire di una distesa di erba dal color blu e quindi in contraddizione con ciò che è visibile in natura? Il bambino avrà modo di sognare, di aprirsi a orizzonti nuovi, di riflettere sulla scelta cromatica dell’artista e avvicinarsi al suo messaggio sottinteso.

E allora…perchè non può un adulto seguire le orme di un bambino e cimentarsi in una lettura nata per l’infanzia? Vi assicuro: fa bene.

Se avete altre idee in merito a questi miei pensieri, scrivetemi! Sarò contenta di leggere un vostro confronto.

Una buona giornata a tutti,

Roberta

“Ecco…sono quasi alla fine…”

Buongiorno a tutti e ben trovati in questo sabato sembrerebbe quasi primaverile, anche se in realtà è ancora Febbraio.

Ecco…sono quasi alla fine…” Sono le parole che pronuncio sempre quando un mio racconto sta prendendo la forma che avevo in mente.

Non dico che il lavoro sia concluso, certamente no, ma lo scritto è pronto per la prima stampa, per essere letto e riletto nuovamente. E così i fogli si colorano di innumerevoli modifiche che nel corso dei giorni mi devono soddisfare.

Questa volta il cantiere è durato più a lungo del solito, ma in quel tempo il progetto cresceva nella mia mente e mi accorgevo di scrivere con la testa, come se dentro di me viaggiasse un treno che portava con sé parole, scene di vita che s’intrecciavano in avventure cariche di emozioni.

Lo spazio alle revisioni sarà ampio, meticoloso e senza un tempo definito. I dubbi s’intrecceranno per moltiplicarsi. Loro agiscono in positivo. Lo fanno quando pensiamo, figurarsi quando ci apprestiamo a scrivere. E questa è un’altra meraviglia della scrittura.

Ma…le storie, da dove vengono? le cerchiamo noi o sono loro che cercano noi? Voi cosa ne pensate?

Una buona giornata a tutti e a presto!

Roberta

A proposito di…”Bugie d’estate” di Bernhard Schlink

Eccomi di nuovo con voi, dopo un periodo di assenza. Oggi voglio scrivere qualche mio pensiero nato dalla lettura di un libro: “Bugie d’estate” di B. Schlink.

In piena calma centellino questa strepitosa raccolta di sette storie scritte con uno stile essenziale ed impeccabile da un autore tedesco, grande maestro della narrativa contemporanea.

Sono racconti in cui i protagonisti si fanno trascinare da illusioni che prendono vita con il caldo estivo. Il lettore le guarda, sembrano aquiloni che giocano con le persone per poi volare lontano, fino a sparire e lasciare spazio alle verità della vita quotidiana.

Ricordo con nostalgia ed anche con marcato distacco i mesi estivi di quando ero bambina e poi ragazza. Rivedo ancora la grande voglia di libertà e di vivere sensazioni che magari erano rimaste mute durante i mesi freddi. E allora esplodeva tutto dentro di me, fino a credere in quello che stava succedendo durante le vacanze, come certezze da mantenere vive quando le aule si animavano e i libri pesavano sulle spalle.

Ecco…proprio come succede ai protagonisti dei racconti di Schlink.

Consiglio a tutti questo raffinato libro che può avere il potere di tenerci lontani dalla frenesia tipica delle giornate prenatalizie.

Un buon pomeriggio a tutti

Roberta

Una bella sorpresa

La scrittura è per me una passione che avverto così viva dentro di me da riuscire ad ascoltare i suoi richiami anche quando sento la testa vuota e non trovo un’idea giusta da dove partire.

E così il sogno nuovo arriva, prima è piccolo, poi si alimenta di pensieri, per poi trasformarsi in un progetto.

Da quel momento divento un treno che avvia la sua marcia per inoltrarsi in un viaggio che prende forma un pezzo alla volta.

Mi capita anche di tornare indietro, di sentirmi in difficoltà nelle scelte e magari di cambiare strada con pagine nuove. Scrivere è sempre un procedere curioso e piacevole.

Quando però ricevi la notizia che una giuria di un premio letterario ha deciso d’inserire una tua pubblicazione nell’elenco dei finalisti, beh…è un po’ come aggiungere forza al treno che sono diventata.

Sì, il mio libro per bambini “Il giorno del gioco senza nome” riceve il secondo riconoscimento. E così la cagnetta Vicky torna ad animarsi nel mondo della piccola Violetta.

Il giorno del gioco senza nome”  è una favola dedicata a tutti i genitori che vogliono toccare con dolcezza il tema del lutto, offrendo ai loro figli l’opportunità di farsi coinvolgere da un pizzico di magia.

                                                              Roberta Fasanotti

Un incontro “diverso”

Quanto è importante non condizionare i nostri figli in merito alle loro scelte sull’identità? 

Davvero molto e ieri ho avuto modo di rendere ancora più sentito questo mio pensiero. Sono stata alla Triennale di Milano che anche quest’anno ha proposto un ciclo d’incontri “Il tempo delle donne“. Il tema era una riflessione sul corpo. Ho ascoltato con piacere il dibattito: “Che genere di corpo“. Tra gli ospiti era presente Milovan Farronato, critico d’arte e curatore, che ha affrontato il tema del genere, inteso da lui come un’espressione personale. Farronato ha precisato di essere sempre vissuto in uno stato di crescita. Mi è piaciuto che si sia espresso contro le etichette che la società spesso ti vuole regalare a tutti i costi. Motivo per cui lui ha “scelto” quindi di definirsi non conforme ad un genere preciso. Il curatore è cresciuto in un ambiente familiare di grande libertà, esprimendo così pienamente quello che sentiva.

Siamo capaci di mettere da parte i nostri pregiudizi per favorire una crescita dei nostri figli secondo la loro volontà?

Il tema del genere e dell’identità è molto complesso e articolato, sicuramente non esauribile in poche righe, ma è certamente sempre costruttivo porsi delle domande.

Una buona giornata a tutti!

Roberta

Quanto è difficile…

Quanto è difficile riprendere in mano un vecchio manoscritto completamente dimenticato in un angolo di uno scaffale. Tentando di mettere ordine tra cartellette, ritagli di giornale, scadenze di concorsi, contatti di lavoro, ho ritrovato una storia scritta da me anni fa e mai inviata a nessun editore. Devo ammettere che non è male rileggersi dopo tanto tempo e capire che “così non va bene”. Con il giusto distacco che il tempo ti regala, l’autocritica diventa nitida e sicuramente produttiva per capire cosa va modificato. In effetti, per quanto riguarda le pagine che ho riletto, ci sarebbe molto da fare:

  • salvare qualcosa del testo, ma non troppo
  • trasformare il racconto in una metafora
  • modificare lo stile in alcuni tratti
  • mantenere vivi i dialoghi tra i due ragazzi
  • arrivare a scrivere una storia nuova che possa interessare i lettori, ma che sia per me una testimonianza di come il mio lavoro abbia preso forme diverse nel corso del tempo.

Già…impresa difficile che mi mette in guardia già sul nascere. Sarebbe sicuramente più facile aprire una pagina bianca di word e dare vita ad una storia nuova. Non so proprio cosa deciderò di fare.

Nel frattempo: un caro saluto a tutti da Milano,città calda, troppo calda per riuscire a maturare progetti da portare a termine

Biblioteca di Mortara, 5 Giugno 2019

 

Sì, ho incontrato nuovamente un gruppo di persone a cui tengo in modo speciale! Valentina, Simone, Sergio, Ottavia, Stefano, Andrea, un’altra Valentina, accompagnati dall’educatore Simone e dal volontario Guido mi hanno accolto con un sorriso caldo ed invitante. In un angolino fresco della biblioteca ci siamo sistemati attorno ad un tavolo per un confronto relativo ad un un mio libro, “Beige, Rosso, Verde”. Sono magicamente uscite dal libro delle emozioni, le abbiamo immaginate vestite di vari colori, ricordando e raccontando a voce alta momenti di vita vissuta che hanno così concretizzato la gelosia, la rabbia, la paura, la libertà e la gioia. Sergio, detto Il Saggio,  si è espresso in modo diretto per comunicare i suoi stati d’animo, sapendo coinvolgere tutti i partecipanti.

Un grazie all’Anffas di Mortara (PV) e a Valentina Ferrara, responsabile della biblioteca, che mi hanno gentilmente invitato

Una buona giornata a tutti i lettori

 

 

Oggi, 14 Maggio, una giornata da segnare sul calendario…

Che dire di una scuola dove si conoscono bambini educatissimi ed insegnanti competenti che hanno saputo avviare i loro alunni di seconda elementare all’ascolto e alla riflessione personale? Non si può fare altro che lavorare in piena sintonia e tornare a casa felici. Questo è successo a me oggi nella scuola  primaria Rodari, di Milano2, Segrate, dove ho avuto il piacere di presentare il mio libro.

Un caro saluto a tutti

Jpeg

Oggi ho Incontrato tanti bambini…

9 Maggio 2019

Stamattina ho trascorso qualche ora con i bambini della scuola primaria Console Marcello. Tanti faccini vispi che hanno mostrato interesse, curiosità per due miei libri. Molte sono state le loro domande a cui ho risposto davvero volentieri. Il Signor Puzzapiedi è stato al centro della nostra chiacchierata e devo dire che sono stati capaci di arrivare al cuore della storia. Il secondo libro, Il giorno del gioco senza nome, ha scatenato la ricerca delle emozioni, delle nostalgie…

Un grazie a tutti i bimbi che mi hanno regalato tanti bellissimi disegni.

Jpeg

 

Qualche pensiero su un libro per ragazzi

Jpeg

“E tu lasci la tua impronta?” di Margherita Cappelletti. Ed. il Ciliegio

Una lettura delicata, adatta ai bambini ma apprezzabile anche dai grandi. In un magazzino dell’usato le scarpe conversano scambiando opinioni sulle loro esperienze. Una parola dopo l’altra per mettere in gioco le anime delle persone che le hanno indossate.

  • La scarpa tacco 12 si vanta in quanto scarpa da festa, ma viene presa in giro dalla ciabatta che precisa come il destino di tutte le scarpe raccolte nel deposito sia lo stesso: essere svendute
  • la scarpa da tennis n.35, così desiderata ed amata, finisce per essere trattata male prima da un bambino capriccioso e poi dal fratello alquanto nervoso
  • Uno stivaletto da pioggia ha trascorso la vita a comunicare allegria ai bambini liberi di giocare in piena libertà e correre nelle pozzanghere
  • Pantofole da nonni, deformate da piedi sofferenti, calzature vissute che trasmettono forza e serenità da chi ha percorso una vita carica di tanto significato
  • Ballerine di vernice rossa, le più amate di tutte le scarpe in svendita, indossate da una bambina speciale che ha saputo trasferire le sue grandi emozioni a delle scarpine che ora sono pronte a trasmettere la stessa ricchezza vissuta ad un’altra bambina che le indosserà

Questi ed altri personaggi del libro intrecciano le loro storie attraverso un linguaggio vivace, tanto da far calare il lettore nelle realtà raccontate.

 

E voi…quali impronte lasciate?

Una buona giornata